Camerino

La città di Camerino (forse da Kamars: roccia, rocca), affonda le radici della sua storia oltre il neolitico, diventando successivamente roccaforte della popolazione umbro-camerte.

Nell’età romana ebbe un ruolo rilevante, come testimonia il trattato di alleanza con eguali condizioni (aequum foedus) stipulato con l’Urbe nel 309 a.c.
Già nel 465, era una importante sede vescovile.

Carlo Magno

Eretta da Carlo Magno a capoluogo della omonima Marca, che si estendeva dall’Appennino all’Adriatico, entrò a far parte dei possedimenti della Chiesa, riuscendo comunque a crearsi e a gestire un notevole spazio di autonomia, soprattutto nell’età comunale.

I Varano

Sotto la stessa Signoria Da Varano, che si prolunga fino alla metà del ‘500, Camerino conosce il periodo di più intensa vitalità politica e culturale, interrotta solo dallo spodesta mento di Giulio Cesare da Varano da parte del Valentino (1502) che, però, non impedì al figlio Giovanni Maria di recuperare lo stato nel 1503 e di acquisire il titolo di Duca (1515).

Dal 1545 la città ritorna sotto il dominio diretto della Santa Sede con la funzione di capoluogo di Delegazione Apostolica.

Le Marche

Nel 1809, in età napoleonica, la città fu inglobata con le altre Marche di Fermo e di Ancona, divenendo capoluogo di distretto.

Nel 1860 fu annessa, al Regno d’Italia, restando sede di sottoprefettura fino al 1927.

Le Porte

Porta Caterina Cibo

Con l’antico nome “Porta Cisterna” è una delle porte più antiche di Camerino e fu costruita con lo scopo di presidiare il cuore della città.

L’attuale nome “Porta Caterina Cibo” le venne attribuito più tardi in onore della duchessa di Camerino.
La porta conserva ancora i battenti in legno e nelle mura sottostanti sono visibili i segni della presenza di un antico ponte levatoio.

Porta Malatesta

Venne edificata in onore di Giovanna Malatesta, moglie di Giulio Cesare da Varano, nel XVI secolo.
Dalla porta si può ammirare il bellissimo panorama dai Monti Sibillini al Catria.

Le Rocche

Rocca Borgesca – 1503

La Rocca Borgesca fu voluta da Alessandro VI Borgia per sospetto dei camerti sottomessi nel 1502 dal figlio Cesare, progettata da Lodovico Clodio (+ 1514), figura poliedrica ed inquietante di prelato, fu quasi ultimata col lavoro di manuali convocati da molte città tra il maggio e l´agosto 1503, prolungando i muri di sostegno che cingevano già il convento di San Pietro in Muralto ed inglobandolo.

Giovanni Maria Da Varano la completò, la mise in comunicazione sotterranea con il palazzo ducale e la armò: quarantadue bocche di fuoco in ferro e bronzo, codette e smerigli, archibugi, mortai, cannoni, serpentini.., e corrispondenti cavalli e soldati.

La pianta ha tracciato trapezoidale che delimita la piattaforma interna sul bordo di un precipizio; sui vertici ad est e ad ovest due torrioni cilindrici, su quello nord un grande mastio quadrangolare.

https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Cultura/Catalogo-beni-culturali/RicercaCatalogoBeni/ids/67892

Rocca d’Aiello – 1382

Il nome Rocca d’Aiello deriva del latino “agellum” cioè “campicello“, sorge a circa 400m. di altitudine su una collina da cui si domina il paesaggio circostante.

Il fatto che la costruzione sia stata concepita come fortezza, serve a spiegare il carattere particolare del giardino di Rocca d’Ajello, la cui struttura è rimasta invariata nel tempo proprio perché la configurazione collinare e boschiva del luogo e la presenza di una cinta muraria ne hanno impedito l’espansione e la trasformazione secondo il gusto dei secoli successivi.

Il giardino è in effetti, come ha rilevato un paesaggista inglese, una grande terrazza delimitata da mura merlate con vista sulle montagne e sul paesaggio circostante.

Rocca Varano – XIV secolo

Nel XIV secolo Giovanni da Varano restaurò un vecchio fortilizio che sorgeva da almeno un secolo.

La Rocca Varano fu eretta all’inizio del XII secolo sullo sperone roccioso a picco fra le valli del Chienti e del suo affluente, il torrente San Luca, a sud di Camerino.

Originariamente fu la residenza fortificata dei Da Varano e, antecedentemente al periodo comunale, rappresentò la fortuna degli stessi feudatari che imponevano pedaggi a chi attraversava l’Appennino da Roma all’Adriatico e viceversa.

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