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Festa di Montemisio

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Rotella - Capradosso (AP)

storica celebrazione religiosa che si svolge nel Santuario della Madonna della Consolazione

Nella chiesa della Madonna di Montemisio di Capradosso, in comune di Rotella, si effettua da tempo immemorabile, e ancora oggi, la festa delle “Canestrelle”. Il giorno di ferragosto una moltitudine di persone vi si reca per ripetere ogni anno l’offerta del grano alla Madonna. E’ un rituale questo che avviene in molti luoghi sacri, ma a Montemisio assume un aspetto più interessante che altrove. In primo luogo perché è una chiesa rurale isolata e nonstante ciò vi sopravvive quel culto che sicuramente ha radici antichissime. In seconda analisi, i dintorni di questa chiesa sono ricchi di reperti archeologici del periodo romano e piceno. L’interesse maggiore però lo suscita il toponimo stesso “Montemisio”, che va senza dubbio annoverato fra i toponimi più antichi riguardanti le divinità e i culti pagani. Di questo toponimo, Giulio Amadio in “Toponomastica Marchigiana” a pag. 61 del vol. I scrive: “E una località sulle pendici nordiche del Monte dell’Ascensione con una chiesa dedicata alla Vergine Assunta. Il Misio ci richiama alla mente quel Mysius che abitava lungo la via da Micene ad Argo e che accolse in casa sua Demetra. Da lui avrebbe avuto nome il villaggio di Mysia. Secondo Strabone la parola “Myson” o “Mysos” significa “Faggio” nella lingua dei Misii. E poichè un “Mons Musolinus” lassù nel veneto, dove approdarono gli Heneti di Antenore, non è da respingere l’ipotesi che altri profughi siano sbarcati sulle nostre spiagge e abbiano risalito il Tesino”. A nostro avviso non è da respingere l’ipotesi dell’importazione greca del toponimo (e non ci dilunghiamo ad elencare altri toponimi che conforterebbero la tesi della derivazione greca). Tuttavia si può pensare ad un luogo di culto per la divinità pagana Artemide ed alla sua equivalente romana Diana cacciatrice. Artemide o Artemisia posposta alla parola “Monte”, con l’abbreviazione del nome abbiamo “Montemisio” essendo il nome maschile. Passiamo comunque ad approfondire quegli indizi che fanno pensare a questo toponimo derivato da Artemide o Diana. Certo non possiamo oggi sapere se il culto di Artemide greca, corrispondente alla diana romana sia stato introdotto nella nostra zona direttamente dall’Adriatico, oppure portato dagli stessi romani dopo la conquista dei territori italici. Di certo sappiamo che il luogo in questione risulta frequentato fin dall’antichità. Fino a qualche anno fà infatti, esistevano sul sagrato della chiesa attuale, dei basamenti e rocchi di colonne provenienti dal pianoro antistante. Lo scorso anno vi è stato effettuato un saggio di scavo da parte della Soprintendenza Archeologica di Ancona. Non se ne conosce l’esito ma la presenza di sostruzioni o fondamenta è certa, visibili anche il superficie, orientate verso il bordo sinistro del profondo alveo del torrente Torbidello Primo. Anche sul retro della chiesa sono affiorate tracce di fondamenta e tutto il circondario continua saltuariamente a restituire reperti. Già verso la fine del XVIII secolo l’Abate Colucci in “Antichità Picene” al tomo XXI, parlando delle chiese rurali di Capradosso, si riferisce alla chiesa della Madonna di Montemisio dicendola: “Dedicata alla Beatissima Vergine della Cintura, juspatronato della Comunità, nelle cui vicinanze si vanno scuoprendo vestjgi di antico abitato come ruderi di antiche muraglie, acquidotti, casse sepolcrali in pietra, e qualche antica madaglia”. Il Colucci stesso ci fornisce un indizio importante a favore della nostra ipotesi e lo fà ricordando la dedica “Vergine della Cintura”. Sia Diana che Artemide sono le Vergini per eccellenza, anche se con risvolti fieri e crudeli. Protettrici dei boschi, delle selve, degli animali selvatici ma anche dei giovani e delle fanciulle, delle giovani spose e della maternità. L’Artemide crudele, venerata a Sparta col titolo di Ortia, ebbe nei tempi più antichi culti di sacrifici umani. Comunque entrambe, dee della caccia, sono rappresentate con arco e faretra e quindi sempre con una “cintura”. Uno dei luoghi di culto più interessanti dedicati ad Artemide, nell’Italia centrale, è sul lago di Nemi. Leo Montecchi nel suo prezioso volumetto su Nemi, ricorda che il sito fu individuato dal Rosa nel 1856, seguendo le indicazioni del “Cluver e dell’Hostensio il quale aveva lasciato detto che il tempio dovesse trovarsi in imo fundo ad septentrionalem lacus partem”. Cosa che poi si concretizzò con gli scavi del 1870-96, quando fu individuata l’ubicazione del tempio in una specie di platea detta “Il giardino”, ad un centinaio di metri dalla riva del lago. Il culto di Diana risale ai primordi della vita latina ed ebbe origine nelle cime dei prossimi monti Ardingo ed Artemisio, cui è rimasto il nome greco della dea. Monti questi intrisi di miti e leggende che non stiamo quì ad enumerare. La più barbara e crudele, vuole che il sacerdote del tempio fosse colui che avesse ucciso con le proprie mani il suo predecessore. Molte opere della letteratura greca ricordano Artemide, Diana e le leggende che a loro si riferiscono. Ma le lodi più belle, più sentite per la dea Diana furono scritte dai latini. Catullo sembra fotografare il luogo di Madonna di Montemisio nel suo XXXIV carme dove troviamo una preghiera innalzata a Diana da un coro di fanciulli e fanciulle: “ivi è salutata signora dei monti, delle verdeggianti selve, delle strade più riposte e dei fragorosi torrenti, da lei si riconoscono i prodotti annui della terra, ricchezza degli agricoltori”. Ebbene a Montemisio vi erano e vi sono tutt’ora questi elementi naturali. Il monte dell’Ascensione, già Monte nero, era così chiamato proprio perchè coperto di selve, anche se il fronte boschivo è attualmente a qualche centinaia di metri più a monte. La fragorosità e impetuosità del torrente sono attestate dal nome stesso “Torbidello”. E a proposito di strade riposte, quì probabilmente passava la strada diretta Ascoli-Fermo sulla direttrice della quale si suppone dovesse sorgere la scomparsa città di Novana. Il miliario della strada romana che indicava il terzo miglio da Ascoli è stato rinvenuto nel vicino paese di Porchiano. Gli agricoltori infine, oggi come allora, continuano ad offrire il prodotto della terra per eccellenza: il grano, un tempo alla vergine pagana, oggi a quella cristiana. Come è noto la Chiesa ha profuso il massimo impegno per cristianizzare quei luoghi sacri al popolo ove si celebravano culti pagani. Il monte dell’Ascensione, il cui nome più antico è quello di “Polesio”, era considerato uno dei monti sacri del Piceno. Luigi Celani in proposito, dice che i riti naturalistici erano molto diffusi nella nostra valle del Tronto, ma le adunanze rituali sono rimaste solo in cima al monte Polesio (Dimensione Picena n. 7-1977). Per quanto concerne Montemisio egli lo annovera tra i toponimi di origine incerta. Noi siamo convinti che come dal Monte Artemisio di Nemi, anche quì dal nostro “Monte Sacro Polesio”, parimenti intriso di varie leggende, sia disceso il culto di Artemide-Diana. La cristianità è riuscita a sconfiggere questo culto pagano, ma non ad allontanare la gente da questo luogo, tanto che i Frati Minori Conventuali vi costruirono un monastero rimasto attivo solo qualche decina di anni, dalla fine del 1500 al 1630 circa. In questo luogo, immerso nei boschi, sull’alta sponda del Torbidello, ove quasi certamente passava la “riposta” strada Asculum-Firmum, si è venerata da sempre la Vergine; per esserne convinti basta visitarlo, magari di notte. Artemide è stata anche Dea Lunare.
di Eraldo Vagnetti
tratto da “Archeo Piceno” trimestrale d’informazione sui Beni Culturali ed Ambientali del Piceno, Il Segno editrice, Luglio-Settembre, pag. 8-9.

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