Abazia di Rambona

L’Abbazia di Rambona sorge in località Rambona, nel territorio comunale di Pollenza, lungo la media valle del fiume Potenza.

Fu edificata nel IX secolo per volere dell’imperatrice dei longobardi Ageltrude, che ne affidò l’incarico all’abate Olderico.

La scelta dell’imperatrice Ageltrude di erigere qui la sua abbazia potrebbe essere stata dettata dalla volontà di ricostruire un cenobio benedettino risalente al VII-VIII secolo e andato distrutto.

Nell’area era esistito in precedenza un santuario pagano dedicato alla Dea Bona, protettrice della fertilità.

Il suo culto era legato all’elemento dell’acqua e infatti il luogo è significativo perché il Rio Acqua Salata confluisce nel fiume Potenza e vi sgorga una sorgente d’acqua ritenuta benefica.

Dall’antico culto locale della Dea Bona è derivato nei secoli il toponimo Rambona (Ara Bonae Deae, da cui Arambona).

Architettura

Simbolo dell’abbazia sono le tre imponenti absidi semicircolari di matrice preromanica con influssi longobardi.

La struttura, rarissima in Italia, è in pietra arenaria alternata a fasce orizzontali di mattoni in laterizio.
Le absidi, differenti tra loro, sono decorate verticalmente da semicolonne in pietra bianca.

L’edificio appare sobrio e poco decorato, ma presenta frammenti di recupero a motivi floreali.
Sulla sommità delle absidi è presente un rosone cieco; monofore e bifore strombate di diverse epoche si aprono ad altezze che grosso modo corrispondono ai due ordini di cripta e presbiterio.

Cripta

La cripta romanica che conserva le reliquie di Sant’Amico, presenta cinque navate con volte a crociera.

Viene sorretta da due pilastri e scandita da colonne romane con capitelli di recupero tutti differenti tra loro scolpiti a motivi vegetali e animali tratti da bestiari medievali o tipici della simbologia cristiana; su alcuni di essi è ancora possibile distinguere l’uso del colore, in particolare vi sono tracce di rosso.

Un tempo collegata al piano superiore da una scala interna, oggi si accede alla cripta da una porta laterale.
Si legge all’ingresso l’iscrizione Signore salvaci, ci perdiamo voluta da Giuseppe Fammilume.

Nell’abside centrale della cripta si trovano affreschi databili al XV-XVI secolo:

  • un Dio Padre nella mandorla con motivi floreali agli angoli,
  • un Sant’Amico che ammansisce il lupo,
  • una Madonna in trono con bambino la cui fattura è riconducibile alla scuola dei fratelli Salimbeni.

Sul lato nord-est è rappresentato un piccolo volto ritenuto l’autoritratto dell’autore.
Gli affreschi del presbiterio risultano invece di epoca compresa tra il XIII e il XVI secolo.

Vi sono rappresentati una Vergine con il Bambino e una Vergine in trono affiancata da due angeli nimbati; un santo con tonsura è seguito da una figura che forse rappresenta nuovamente Sant’Amico con bastone in spalla e lupo accovacciato ai piedi; vi è infine un Sant’Antonio Abate datato 1539.

Ancora oggi al di sotto della cripta si trova un ambiente ipogeo a pianta quadrata con un bacino di circa 70 centimetri irrorato da acqua captata dalla vicina sorgente. Alcuni ipotizzano che sia proprio questo luogo, rinvenuto solo nel 1981-1982, l’antico santuario pagano dedicato alla Dea Bona.

Articoli simili

  •  | 

    Ussita

    L’etimologia del nome ricorda il termine uscita, forse intendendola porta delle valli che scendono da queste montagne che l’avvolgono. Posta ai piedi del monte Bove, Ussita è un comune sparso, con le frazioni di Calcara, Capovallazza, Casali, Castel Fantellino, Cuore di Sorbo, Fluminata (sede comunale), Frontignano, Sammerlano, San Placido, Sant’Eusebio, Sorbo e Vallestretta. Sviluppatosi attorno…

  •  | 

    Montefano

    Montefano si trova sulle colline maceratesi tra le valli dei torrenti Fiumicello e Menocchia, al confine con Osimo e Recanati. Montefano nasce dalle rovine di Veragra, città picena distrutta nel VI secolo d.C. dai Goti. Diede i natali a Papa Marcello II. Da Vedere Palazzo Corridori-Olivi Chiesa collegiata di san Donato in stile barocco, eretta…

  •  | 

    Castelsantangelo sul Nera

    Castelsantangelo si concretizza come identità, attorno al castello triangolare che si arrampica sulle pendici del monte con la torre di guardia al vertice. Il castello stato edificato con l’auspicio della protezione dell’arcangelo Michele e per questo denominato Castrum Sancti Angeli. Con la sua importante posizione strategica Castelsantangelo nel 1255 divenne Guaita Montanea di Visso, seguendone…

  •  | 

    Sarnano

    La toponimia di Sarnano dovrebbe risalire a Sarnus e sarebbe da ricondurre a un’assegnazione di terre ai veterani di Augusto. Di certo, Sarnano con lo sfondo dei Monti Sibillini è una delle immagini più suggestive delle Marche. E’ situata a 539 mt. di altitudine, alla destra del torrente Tennacola, in un territorio abitato anticamente da…

  •  | 

    Serravalle di Chienti

    Serravalle del Chienti si trova nella valle del fiume Chienti all’incrocio con la strada proveniente da Pioraco. Territorio abitato sin dal Paleolitico fa si che presso il Museo Paleo-Archeologico, gestito dal Comune, si possano ammirare reperti provenienti dagli scavi nelle frazioni di Colle, Curti e Cesi. Serravalle del Chienti fu una delle fortezze poste a…