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Abbazia di Sitria

Luoghi di Fede Scheggia e Pascelupo (PG)

Secondo alcune ipotesi, il nome "Sitria" potrebbe derivare dalla parola latina "sitra" o "sitrea", che indicava una zona paludosa o ricca di acque, tipica di molti siti scelti per la costruzione di abbazie e monasteri, i quali spesso sorgevano in aree isolate ma fertili e ricche di risorse naturali.

L'Abbazia di Santa Maria di Sitria, situata nelle Marche, è un importante complesso monastico la cui storia e denominazione affondano le radici nel contesto religioso e culturale dell'area.

Il nome "Sitria" deriva probabilmente da un termine latino o preromano legato alla conformazione del territorio o a un’antica proprietà terriera su cui sorse l’abbazia. Alcuni studiosi suggeriscono che possa derivare da "sitra", parola aramaica che significa "lato" o "parte", indicando una particolare collocazione geografica, oppure da un toponimo locale antichissimo ormai evoluto nel nome odierno.

La storia dell'abbazia è strettamente intrecciata con la figura di San Romualdo, il fondatore dell'ordine dei Camaldolesi, noto per aver promosso una riforma monastica basata sull’eremitismo e sulla vita contemplativa. Nelle Marche, San Romualdo ebbe un ruolo significativo nella diffusione di questa spiritualità, e l’abbazia di Sitria fu uno dei centri principali dove venne applicato questo modello monastico. Fondata intorno all’XI secolo, l’abbazia divenne un punto di riferimento religioso e culturale, grazie anche al sostegno di nobili locali che favorirono l’insediamento dei monaci camaldolesi.

L'importanza storica di Santa Maria di Sitria risiede quindi non solo nel suo valore architettonico e artistico, ma anche nel suo contributo alla riforma monastica e spirituale promossa da San Romualdo nel territorio marchigiano. Questo legame ha influenzato profondamente la vita religiosa della regione, consolidando la presenza del monachesimo camaldolese nelle Marche per molti secoli.

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