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Ortezzano

Ortezzano, con la sua caratteristica torre medievale, sorge su un colle affacciato sulla rigogliosa campagna della Valdaso.

Il suo toponimo è stato riportato in varie forme: Ortempianum, Ortentianum, Ottazzano; ancora c’è chi vuole derivi dal possessore di un podere, con riferimento ad un nome gentilizio, forse “Hortensius Utricinum”.

La tesi più veritiera, però, è che si tratti della città di Urticinum (recinto) citata anche da Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”.

Sul suo territorio sono state rinvenute tracce della presenza etrusca, picena e latina (queste ultime in contrada Cisterna e Prato).

Come racconta Valeriano: “fu distrutta dai Romani, a causa di un tradimento, la città di Urticinum nel Piceno…”, riferendosi ai consoli romani Publio Sempronio Sofo e Appio Claudio, quando i suoi abitanti vennero deportati nella Marsica, sul lago Fucino, ove oggi il comune di Ortucchio (AQ) ne perpetua il nome.

Diviso in centurie e distribuito ai veterani, fu luogo ideale e prediletto per costruire ricche villae rustiche.
Passate le invasioni barbariche, fu parte dei possedimenti dei Farfensi di Santa Vittoria in Matenano (VIII secolo).

Dal IX all’XI secolo i duchi di Spoleto eressero castelli sulle alture di rilevanza strategica ed anche “Castrum Ortezanii”, nel 927 d.C., venne munito di mura castellane per proteggere l’abitato dalle frequenti scorrerie di Ungari, Saraceni, Normanni e altri nemici occasionali.

Il 10 ottobre 1060 Ortezzano ebbe il Governo Comunale.
Nel 1117 subì però la rovinosa invasione dei Normanni.

La normalità tornò a seguito dell’intervento del Cardinale Albornoz, nel 1357: le Marche furono divise in tre Presidiati e dieci Stati, e Ortezzano fu inserita tra i “Castrum minori” di Fermo.

Subì altre vicissitudini a causa di Carlo Malatesta nel 1415, a cui seguirono tuttavia prosperi anni con la famiglia degli Sforza di Milano (dal 1433 al 1446).

Nel 1528 subì l’assedio e poi la distruzione da parte delle truppe francesi del generale Lautrek de Foi. Nel 1591 fu preso, di notte, dal Battistello di Ascoli.

Entrò poi a far parte dello Stato Pontificio fino alla riunificazione d’Italia.

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