Il brigantaggio e Fra Moriale
Il legame tra Fra Moriale e il brigantaggio è profondo, ma va inteso in senso medievale:
Moriale non era un povero bandito che agiva per disperazione, ma il capo di una “impresa criminale” su vastissima scala.
Fu lui a trasformare le bande disorganizzate in una macchina da guerra che operava con metodi che oggi definiremmo mafiosi o terroristici.
Ecco come Fra Moriale divenne il “re dei briganti” e come questo influenzò il territorio italiano.
Dalla “Ventura” al Brigantaggio Organizzato
Prima di Fra Moriale, le compagnie di ventura erano spesso gruppi di sbandati che cercavano un ingaggio.
Fra Moriale cambiò le regole del gioco:
Autonomia totale: Quando non veniva pagato da un signore, non scioglieva l’esercito. Lo trasformava in una forza di occupazione che viveva di rapine, sacchi e riscatti.
Il sistema del “Pizzo”: Fu il pioniere delle estorsioni alle intere città. Mandava messaggeri ai comuni di Toscana e Marche chiedendo migliaia di fiorini.
Se la città pagava, lui passava oltre; se rifiutava, bruciava i raccolti, uccideva il bestiame e rapiva i notabili.
Questo era brigantaggio elevato a sistema politico.
Frà Moriale (Montreal d’Albarno) è il personaggio definitivo.
Non era un semplice soldato, era il CEO del terrore.
Mentre gli altri nobili marchigiani combattevano per un pezzo di terra, lui ha trasformato la guerra in un’industria.
Fra Moriale, al secolo Balsamo di Alborno (o Fra Monreale d’Alborno), è stato uno dei condottieri e capitani di ventura più temuti, ambiziosi e spietati del XIV secolo.
È la figura che incarna perfettamente il passaggio dalle vecchie compagnie di ventura a vere e proprie “imprese” militari ed economiche.
1 – Origini e i Cavalieri Ospitalieri
Nato in Provenza intorno al 1303, era un nobile appartenente all’ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (conosciuti poi come Cavalieri di Malta).
Il titolo di “Fra” deriva proprio dalla sua appartenenza all’ordine religioso-cavalleresco, del quale fu Priore.
Tuttavia, la sua vocazione non era spirituale: venne presto espulso o si allontanò per dedicarsi alla carriera di mercenario.
2 – La “Grande Compagnia”
Fra Moriale divenne celebre e ricchissimo guidando la Grande Compagnia, un esercito privato che arrivò a contare migliaia di cavalieri e fanti.
Sotto il suo comando, la compagnia non era solo un esercito, ma una struttura organizzata con:
- Un’amministrazione finanziaria interna.
- Un tribunale proprio.
- Un sistema di saccheggio sistematico che terrorizzò l’Italia centrale (soprattutto Marche, Toscana e Umbria).
Invece di limitarsi a combattere, Fra Moriale perfezionò il metodo del ricatto: si accampava vicino a una città (come Perugia, Siena o Firenze) e chiedeva somme astronomiche per non attaccarla.
3 – Il legame con le Marche e il Centro Italia
Il suo nome è strettamente legato alla storia dello Stato della Chiesa.
Fu inizialmente alleato e braccio destro del cardinale Egidio Albornoz (suo parente) nella riconquista dei territori papali.
Tuttavia, la sua ambizione e l’enorme potere economico lo rendevano un soggetto pericoloso e imprevedibile per il Papa.
4 – La fine: Cola di Rienzo
La sua ascesa si interruppe bruscamente a Roma.
Fra Moriale entrò in città pensando di poter manipolare la politica romana e finanziare il tribuno Cola di Rienzo.
Invece, Cola di Rienzo, che aveva bisogno di denaro ma temeva il potere del condottiero, lo fece arrestare con l’accusa di banditismo.
Fra Moriale fu decapitato in Piazza del Campidoglio il 29 agosto 1354.

Perché è passato alla storia?
Crudele ma efficiente: Si diceva che fosse un uomo di grande cultura e diplomazia, capace però di crudeltà inaudite durante gli assedi.
Innovatore: Fu il primo a gestire una compagnia di ventura come una società per azioni, rendendo la guerra un business incredibilmente redditizio.
Leggenda: La sua morte fu vista dai contemporanei come la caduta di un “tiranno dei soldati”.
Si dice che andò al patibolo vestito di velluto nero con fregi d’oro, mantenendo fino all’ultimo la sua inquietante dignità da “Manager della Guerra”.
Le sue ultime parole prima dell’esecuzione furono: “Vengo a morire dove già venni a comandare“.
